Antonio Giraldo - gruppoartistidellasaccisica

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Poetry

[image:image-1]Dal 1998 mi dedico alla poesia collaborando, con il gruppo "Artisti della Saccisica", alla realizzazione delle varie antologie.
Ho avuto modo di pubblicare sei raccolte personali di poesia e un volumetto di narrativa.
La poesia, per me  è un rifugio, piccolo, visto da fuori, ma immenso a viverci dentro.  




_____works_______________________________

 
 


 
 
I TARTASSATI
 
 
Io pago, tu paghi,
 
egli non paga.
 
Oppure: io pago, tu non paghi,
 
egli paga, cambia poco o niente,
 
non ci siamo proprio tutti
 
a pagare, in questo presente.
 
 
E mi potranno venire a dire
 
che gli altri pagheranno,
 
non lo potremo mai sapere questo.
 
 
Il futuro è nelle mani di Dio;
 
quello che di certo so
 
è che fra quelli che pagano sempre
 
ci sono anch’io.



FINITA LA GUERRA …
 
 
Finita la guerra
 
torneremo a sognare, vedrai,
 
caro amico
 
e rivivremo nei mandorli in fiore
 
tutto un mondo nuovo
 
di gesti e parole.
 
Dovremo soltanto far caso
 
alla tonalità del chiaro più acceso
 
e riappariranno d’incanto
 
i giochi sotto gli alberi,
 
la casetta costruita di frasche
 
dove amavamo stare
 
per ripararci dal mondo e …
 
vedrai …vedrai che ancora
 
cammineremo insieme
 
oltre quella collina
 
a vedere sorgere il sole
 
di prima mattina.
 
No …non chiudere gli occhi,
 
non andare via …aspetta …
 
non lasciarmi da solo, ti prego …
 
non andare di fretta.
 
Dammi la mano,
 
qualcuno ci aiuterà, vedrai …
 
e andremo ancora insieme, lontano,
 
anche se, per ora,
 
siamo rimasti da soli, per terra,
 
a bagnare di sangue le margherite …
 
in questa maledetta guerra …
 




DIPLOMAZIA


 
 
 
Un tappeto disteso
 
ad accogliere un gran personaggio.
 
 
Autorità, bandiere, soldati,
 
tutti  bene in fila,
 
coperti e allineati.
 
 
E si parlerà di economia
 
e di confini sempre troppo aperti
 
a fare entrare gente
 
che cerca un’altra vita,
 
ma anche individui oscuri
 
che passano ai controlli
 
con facce d’angelo
 
e  fini poco chiari.
 
 
Si prenderanno accordi,
 
ci saranno compromessi;
 
diplomatiche mosse
 
a dare lustro al paese,
 
dicono
 
e intanto la persona comune
 
ne farà le spese.
 
 
Continueranno gli inchini,
 
le strette di mano
 
per le foto di rito
 
per ricordare quel giorno,
 
così tanto riverente
 
da far dimenticare
 
la fame della gente.
 


COME UN SOFFIO DI VENTO
 
 
Intere pagine
 
scritte e lasciate lì,
 
dentro al vecchio diario
 
dei tempi semplici,
 
quando il vento e la pioggia
 
davano sensazioni magiche
 
e quando il sole
 
al suo riapparire,
 
mi faceva pensare
 
che non avrei mai potuto morire.
 
Il tempo, di quel vecchio diario,
 
ne ha ammuffito la copertina
 
e ingiallito le pagine
 
ma quanta emozione
 
nel rileggere quei vent’anni
 
passati così,
 
come un soffio di vento.
 
Guardo fuori dalla finestra
 
di quella vecchia soffitta
 
e penso che il tempo
 
mi ha portato via,
 
quasi ai confini,
 
dove l’autunno prelude all’inverno
 
e dove sbiadisce il percorso
 
fra la terra e il cielo,
 
fra la collina e il mare,
 
nonostante quel lontano pensiero
 
sul sole.


AQUILONI
 
 
Nei giorni di vento
 
salivano in cielo, gli aquiloni,
 
per fare contenti i bambini.
 
Quanti genitori,
 
nelle mezze giornate di festa,
 
si divertivano insieme ai figli.
 
Aquiloni di tutti i tipi,
 
resistenti un anno, un mese
 
o anche un giorno solo;
 
l’importante era
 
che si alzassero in volo.
 
E con gli aquiloni
 
si liberava la fantasia,
 
su nel cielo in alto, in alto,
 
a vedere il mondo sotto.
 
 
Ora i bambini
 
hanno ben altro da fare.
 
Cellulare e pc,
 
quasi da quando sanno parlare.
 
Devono crescere in fretta,
 
il mondo non può aspettare
 
e i genitori non hanno più tempo da dare.
 
 
Ah … se solo sapessero ancora usare una penna,
 
i bambini,
 
al posto di premere un tasto,
 
forse ci sarebbero meno piccoli prodigio
 
ma si vedrebbero volare aquiloni
 
anche in un cielo grigio …
 
                      


ANIMA MIA


Anima mia
nutriti di silenzio,
gioisci di silenzio,
vivi di silenzio,
poiché le parole
spesso fanno male
e bruciano
come sulle ferite il sale.

Anima mia
ascoltati.
Non farti distrarre
dalle gesta eclatanti
perché mille gesta più grandi,
nell’assoluto silenzio,
muteranno l’odio,
il rancore,
in un mondo d’amore.



DELLE PICCOLE COSE

Ora anche gli alberi
non hanno più memoria
di quando
lasciavano cadere le foglie
nei primi giorni d’autunno
e il sole
celava il suo calore
nell’umida bruma.
Non hanno più memoria
le stelle
di quando si facevano adulare
dagli occhi innamorati
di due giovani cuori
e non hanno più memoria
le calde sere d’estate
e il primo tiepido vento d’aprile,
quando era bello passeggiare
e d’amore soffrire.

O forse
è troppo memore il cuore
di quando
delle piccole cose
la gioia
mi faceva morire.




E U T A N A S I A ?



Come giudicare
un precludere di sole
a una vita stesa
senza più ragione?
Una vita senza
sorrisi dolci,
senza passi lesti
per rispettare orari;
senza parole amiche da dare
o da sentirsi dire.
Come giudicare
di lasciar morire
se la morte c’è
da troppo tempo
e la speranza
è conchiglia vuota
che lascia solo
passare il vento?
Come giudicare se c’è giustizia
nel portare amore
a una vita persa
o se la giustizia è smettere
di far soffrire
la vita viva di chi resta?

Nell’egoismo dei sentimenti
rimane il dubbio
se lasciare ancora
la porta aperta
o staccare il filo
e dire basta!




NOTTE  D’AUTUNNO


Fremono d’eterno
le luci malferme dei lampioni,
dondolanti
in balia del vento dell’autunno;

sanno d’infinito
gli astri che cingono il pianeta
nel cielo immenso
di una notte orfana di luna.

Dischiusi i sensi
dietro le finestre spente
sui sogni accesi
e serenità trascorse;

sui desideri intensi
e voglie irrefrenabili d’amore,
sui cuori avidi
di semplici sorrisi senza fine.



T S U N A M I


Ce ne stavamo
sotto l’ombrellone,
noi bagnanti tranquilli
e i bambini più in là a giocare.

Il desiderio
di restare sdraiati
a nutrirsi di sole
dopo un anno di corse,
di dolori, di gioie;
dopo un anno
di tante cose da fare,
finalmente il mare.

E il rincorrersi
di tante scadenze,
degli affanni nelle cose impreviste;
dei figli che hanno vita davanti,
degli amici
che non si riesce a scordare:
dopo un anno
è di nuovo il mare.

Il mare, il mare.

Il mare era calmo,
non c’era un filo di vento,
solo un’onda lontana
s’arricciava di un poco….




                              A L I C E

Alice
corre disperata,
chiede aiuto
e corre disperata;
chi ascolta è sordo,
gira il volto
e chiude gli occhi
sull’orrore di una vita.

Alice, Alice,
la tua corsa è già finita…..

tu che amavi tanto il mondo,
tu che non sapevi odiare,
tu che avevi solo il sogno
di sconfiggere il dolore,
ora giaci lì distesa,
gli occhi chiusi, lì distesa….


E sfuma
il cielo grigio
oltre la collina
e si ripetono le storie;
domani sarà un giorno come tanti,
un altro cielo, un altro sole
e ancora luce nel pensiero
per raccogliere le forze e andare avanti.




                           AD ASCOLTARE QUESTO MONDO….


Caro Dio,
sono un semplice abbonato
a questa vita che mi hai dato.
Ho vissuto fino ad ora
come tanti
in questo mondo,
nella gioia, nel dolore,
nel silenzio delle attese;
nella desolazione
del non avere
o nella disperazione cruda
del non poter fare.

Come un cane randagio
ho inseguito la mia mente
fino a ritrovarla legata
a discariche di orgogli smessi ;
fino a  vedermi disunito e perso
nel sentirla cadere a pezzi.

Caro Dio,
ho esaurito la riserva della fede;
mi guardo attorno
e capisco
o credo di capire
quanto Tu sia lontano
e ogni giorno piano piano
mi sento un po’ morire.

Ogni giorno ascolto il cielo
e non lo sento più vibrare
nel prendermi per mano
a farmi uscire
dai rumori assordanti
di un silenzio spento.

O forse sarà
che ad ascoltare questo mondo
sono sceso troppo in basso
e non Ti sento….




                             AVREI VOLUTO  DIRTI


Avrei voluto dirti
delle estenuanti lotte
affrontate a viso aperto,
all’interno di me stesso;
atrocemente combattute,
senza tregua
nei dolori
e regolarmente perdute.
Avrei voluto dirti
di quanto fosse incerto
il mio modo di pensare
senza il tuo carisma;
senza la tua voce
a placare le mie ansie
negli attimi infiniti
di tutti i miei silenzi.
Avrei voluto dirti
di un figlio, di una madre
e chiederti perdono
per quello che non sono.

Avrei voluto ancora
accarezzarti il viso
ma sei partita in fretta
senza un ultimo sorriso.




                            DEL VECCHIO POZZO….

Ne hai
di cose da raccontare,
vecchio pozzo
in mezzo al cortile.

Non c’è più
l’arrugginita catena
legata al secchio
ormai bucato sul fondo
e non c’è più nessuno
che si ferma a parlare,
a raccontarsi storie
appoggiandosi al bordo.

Se potessi parlare
potresti dire al mondo
di figli, di padri
che tornavano stanchi
dalla vita nei campi
o potresti parlare
di madri
ridondanti d’amore.

Ti dipingerò di nuovi colori,
vecchio pozzo
e ti difenderò dalla voglia
di disfarsi di te;
farò in modo che il tempo
non abbia ragione
dei tuoi anni….

nei suoi mille perché.




                         ESSERE  ?

Esisto?

O forse già prima ero
e forse, ancora più in là
sarò
a raccontarmi di adesso
e delle lunghe giornate
che indosso?
E forse già prima
mi chiedevo di adesso
e s’infittisce il mistero
contorto e sconnesso
e privo di un senso
per cercar di capire.

Cammino in avanti
per siti sconosciuti,
mai visti
eppure famigliari e sentiti.

L’anima mia si riflette
in parole e pensieri
dall’eco di ieri
nei diagrammi e nei gesti
già contratti e subiti.

Esisto?

Ho voglia di arrivare
ma non posso arrivare
senza prima esser certo
di essere partito
e non posso, dunque,
aver paura di morire
senza prima accorgermi
di essere già  nato…..





                       IL CERCHIO DELLA VITA


Passeggio sulla riva del mare,
solo, di primo mattino,
quando ancora la gente
sta a dormire.
Un cerchio sulla sabbia,
disegnato con un bastone
trovato alla deriva
e lasciato cadere più in là
da qualcuno più mattiniero di me,
mi fa pensare a te …

a te, amico andato via,
che dei cerchi ne facevi una mania
perché dicevi che tutto si racchiude
nello spazio, enorme o limitato,
del cerchio che ci è stato dato
all’inizio della vita.

I piedi calcano la sabbia,
cammino e mi rendo conto
di quanto avevi ragione
nell’essere consapevole
che la stessa vita,
alla fine,
è stata un battito di ciglia,
tanto in fretta è passata.

Torno indietro,
cerco la figura di quel cerchio sulla sabbia
ma il mare l’ha già cancellata …








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