Giuseppe Donolato - gruppoartistidellasaccisica

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Poetry

[image:image-1]è nato nel 1956 . Il suo itinerario artistico ha proceduto parallelo ai suoi studi scientifici, liceali e universitari.Ora insegna Matematica e Scienze nella scuola secondaria.
Come pittore, dal 1976 ad oggi, ha allestito più di un centinaio di mostre, personali o collettive, in numerose città italiane ed estere. Sue opere sono riprodotte in numerose copertine di libri di poesia e prosa ed esposte permanentemente in sedi pubbliche e private. Come poeta ha pubblicato sue liriche in diverse antologie e riviste letterarie. E’ membro direttivo del Gruppo Artisti della Saccisica e socio fondatore della sezione letteraria dello stesso .  E’ curatore di cataloghi d’arte e quaderni di poesia. Si interessa di Critica d’arte ed ha recensito e presentato pittori, fotografi e poeti.                                                      giuseppe.donolato@gmail.com



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Il luogo dei poeti


C’è un tempo in cui il tempo
trattiene il fiato
e capita d’esistere
in un piccolo accadere,
un luogo di poeti,
calmo e azzurro, porto
per chi ha burrasca in cuore.
Là, un timido fiore sa accudire
le lacrime del tuo male
e un libro diventa casa
d’un nuovo sperare.
E’ così
che una fioca luce interiore
a tratti può abbagliare
e la vita consola la vita
che non sa consolare.




Aspettando


Potrei starmene come stanno i più,
semplicemente aspettando:
non proprio sotto l’ombra del bar
a girare giornali o, sulla strada,
a sterzare per curve  sdrucciole e mortali;
potrei starmene partigiano – eroe di bella ciao –
con mani giunte, giuste in Dio,
d’un giusto Dio, in attesa
dello stipendio che verrà,
minimo, inesorabile, minima spesa.
E così per ore od anni
assecondando quest’inerzia morale
diventata eternità,
di chi si basta ed ha scoperto
nella saggezza, la banalità.
Io cerco, mi dico, inquieto nell’osso;
io cerco quello che non troverò.
Sono il povero scemo che non sa vivere
l’esangue sangue della realtà.
L’unico eterno che un dì morirà…





La luce, il silenzio


Già che muta e spoglia è la stanza
e un fiato, una nenia sommessa,
cerca tra le cose il segreto,
e tra le pagine altro non v’è
che raucedine del tempo
e negli occhi una domanda
a chi conosce, oltre, il senso

ecco, una luce farsi dentro
dire  sono, sono
il poco che luccica d’eterno.
Forse il brillio del sogno,
il fragore del riposo,
o solo l’attesa attesa.
E questa è la carezza di Dio.





La voce silente


Giunge un tenero
miracolo di sillabe
a farmi miele gli occhi,
una corolla di pagine,
a margine, a fiorire.

Una voce silente darà
un porto alle cose,
un baluginare lontano
che già ne annuncia il nome;
paleserà nel brivido
d’ascoltarne il rumore,
tra scaffali frusti, in stanze vuote…
Là, abita chi s’aspetta
di lenire un dolore,
chi sogna il sogno
d’una poesia per sempre.




D’amore


Se avessi saputo
che la pelle non attacca
e i margini della ferita
non sanno che darsi distanza,
se avessi saputo
che la panchina del parco
è fredda quando s’autunna l’aria
e più fredda ancora
quando è senza di te,

allora non sarei rimasto
a galleggiare sui giorni,
a lucidare sassi,
ad essiccare lacrime,
allora avrei cercato le tue mani,
le tue ruvide, le tue carezzevoli,
perché in quello stringere sta
il mistero vivo d’un senso.
E a quell’amore, nominato tale,
che anche quando si odia, guida
e di rabbia illumina la via,
anche a quello avrei dato me,
perché la più Divina Indifferenza
non dona che indifferenza
ed il vuoto della sua presenza,
più che morire, non sa far vivere.






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