Mario Klein - gruppoartistidellasaccisica

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Poetry

[image:image-1]Nato a Montagnana (Padova) nel 1935, ha trascorso la sua giovinezza ad Urbana (PD). Diplomatosi all’Istituto Magistrale di Montagnana, si è trasferito per lavoro a Padova, dove vive. L’inclinazione artistica lo ha avvicinato ben presto a vari ambienti culturali: Gruppo letterario Formica Nera, Coro "La Valle", Gruppo Artisti della Saccisica, e ad uno stuolo di pittori, scultori e poeti, con i quali ha diviso iniziative e amicizia.
Ha pubblicato le raccolte di poesia "Colori nel buio" (1982), "Il soffione" (1983), "Donativo" (1984), "Forme separate" (1986), "Theoria" (1996).
Coordinatore editoriale, ha curato e cura innumerevoli pubblicazioni di libri di poesie, narrativa, ricerca storica, romanzi od altro, con relative prefazioni e presentazioni.
Giornalista pubblicista, dirige e cura dal 1991 la rivista Quatro Ciàcoe, mensile in dialetto di cultura e tradizioni venete.



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Rifugio

Sono tornato, madre,
dove soggiorna, ora, la tua storia.
Un soffio d’aria
passa tra le croci:
un segno che mi strazia
silenziosamente,
anche se parla
di quest’ultima quiete che mi lasci
perché non segua
l’ansia dei mortali.

È giunta illesa, dunque, la tua voce
dal segreto rifugio:
raccoglierò lo spazio che mi resta
per chiudervi l’anima,
come tu mi dici.



Città antica

Sulla città antica rivive
il misterioso amplesso della pioggia
e l’ultimo gigante buono
ancora indugia
tra le viuzze scavate
nella dissolvenza
del mito e del ricordo.

Sapessi
quanti frammenti di confini
rimbalzano tra i muri
abitati dai venti
che annunciano
prigioni di parole.
Intorno
furtive tracce di miserie,
lamenti solitari
intenti a frugare
tra le zolle di terre
sferzate dal gelo.

Corolle di grida
risorgono austere
contro la torre,
selvaggia pietra crudele.
L’ombra furtiva
abbraccia il sonno delle cose.

Se ormai
l’acqua del tempo
ha intriso la sua storia,
come potrai assalire i silenzi
senza scalfire
l’aria reliquiata tra le fughe?



Con la vita accanto

Lucciola morbida la luna,
svanito l’odore del giorno
sospeso tra le vocali del buio,
un nome perfettamente silenzioso
accende in noi
il tempo dell’assenza.

L’argento di preghiera
è stato mille volte vano.

Quaggiù il peso della vertigine
s’intona ai passi della colpa
in balia d’una caduta di stile.

Voglia donarci l’ombra
la chiave di lettura
dell’essere mortali,
piume nel vento
ognora pronte al volo.

Con la vita accanto
trafitta dal rigore del cielo.



Fili di vento

Al cadere del vento
fili sospesi intorno a noi
indistruttibili:
svelano il viaggio
                      intrapreso
per essere veri
alla maniera degli uomini.

La torre del giorno
scompare nell’occhio
allungato del cielo.
Ed è subito voce
di favole inclementi
ad indicare la quiete
vuota di noi
ancora infelici.



La solitudine del cielo

Per ogni goccia di luce strappata
agli occhi di una stella,
di noi cosa resta
oltre la crosta di terra e di pane?
O che realmente dia
ai margini del blu
una fuga rapida all’interno
dove la vita chiama e prende?

Nessun pensiero di sole
nel saluto d’agosto
calato a picco nel piccolo respiro.

Le dimensioni dell’ombra
s’addensano ancora
nell’occhio pallido del sonno.
Non conoscendo altro veleno
ci resta questo viola a ricordare
la solitudine del cielo.










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