Norita Ravazzolo - gruppoartistidellasaccisica

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Poetry
[image:image-0]Nasce a Teolo il 18 luglio 1955. Vive a Correzzola (pd). Entra alla Saccisica poeti con le sue poesie nell'edizione dicembre 2015, il suo primo incontro di poesia alla biblioteca di Saonara 24 novembre 2015.
Appassionata di fotografia, recita per lungo tempo, in età giovanile, in compagnie amatoriali di teatro, come interprete caratterista. Fondatrice di un gruppo anziani “i fiori di campo” e animatrice, dal 2010 al 2015.
Porta la sua poesia come testimonianza di aiuto alle dipendenze e interpreta la sua con i “beati costruttori di pace” di Padova. Scrive racconti e favole per bambini con letture nelle scuole. La poesia l'accompagna da sempre, con la solarità che la contraddistingue, con l'amore, come risposta all'indifferenza! “il poeta non è un distratto amante di sé stesso ma un attento partecipe della vita”


_____Poesie___________________


    
L'albero della Croce

 

 
Quel venerdì, che Santo ancora non era
si alzarono di buonora.
Tenevano una grossa sega sulle spalle
una pala tra le forti mani,
e solo rabbia tra i denti.

 
Lavoro necessario, così era scritto
e a quell'albero si dava la morte,  
robusto e vecchio scelto per quell'uomo
che si definiva un Re.

 
Dalle radici lo uccisero a colpi di mannaia,
con tristezza si lasciò cadere di schianto
e dal suo tronco del sangue uscì,  
il suo supplizio iniziava già da qui.

 
Cadde, come ad abbracciare la terra
e dal suo tronco si formò una croce,
fissata dalla terra al cielo
mentre infelice scoppiò un pianto.

 
Quando fu inchiodato quel Re  
lunghi chiodi arrugginiti trapassarono la carne
e sul tronco si conficcarono ancora sanguinante.
Vivo e crudele un lamento...  
li unì!

 
Così si eresse a Passione
fino all'ultimo respiro
e l'albero chinatosi
a pietà verso la madre,  
lo poggiò!

3 aprile 2016


 

    
Cosa mi hai lasciato

 

Cosa mi hai lasciato?
Mi hai lasciato il tuo nome e il tuo profumo...
quel profumo di lavanda sul fazzoletto bianco  
nei giorni d'estate,
nel tuo seno prosperoso...
la tua risata con la A aperta, sincera, festosa.

 
Cosa mi hai lasciato?
La tua forza e la tua fragilità,
le tue canzoni di gioventù.....Vivereeee
che cantavi tra le stanze e la cucina...
che odorava di buon sugo e di focacce morbide.
I tuoi piccoli occhi neri espressivi e sorridenti...
le tue carezze... e le tue mani che non hanno smesso
di pregare, di stringermi... di consolarmi.

 
Mi hai lasciato tempo per amarti
e mi hai lasciato dolore per ricordarti.

 
Cosa non mi hai lasciato?
Non mi hai lasciata mai
non mi hai lasciato il vuoto né la tristezza
non mi hai lasciato stupide lacrime né ipocrisie
non mi hai lasciato luci spente o porte chiuse,
o cuore che non sa capire.
Non mi hai lasciato rimorsi né rimpianti
né strade da cercare.
Non mi hai lasciata sola!
Potrei chiudere gli occhi
e vedrei il tuo sorriso
potrei non respirare
ma vivrei comunque di te!

 

 
               Dedicato a mamma!   14 febbraio 2013


    

Piccoli bucaneve

 

In un bosco d'inverno,  
di fine inverno
mentre tutto respira piano, addormentato
tra foglie secche e odore di umida terra...
dei piccoli fiori bianchi, simili a campanelle,
inteneriti da un sole che accarezza,
si scoprono alla vita.  

 
Sono piccoli bucaneve
e tanto è sottile il loro stelo  
così tanta è la forza ad alzarsi,  
uscire dal buio freddo di un fine inverno,  
rompere la terra ghiacciata
e bucare silenziosi la luce.

 
Gelido è quel  bosco da far paura,
e buie le sue notti senza stelle
ma li senti tintinnare quei piccoli bucaneve,
reggersi spavaldi della loro giovinezza
e farsi primavera!

 
Come eroi,  
non temono nulla
né il distaccato dal tetro bosco,  
né di chi li calpesta.
E si offrono alla vita  
che li coglie per una breve stagione
in quel bosco d'inverno,  
di un fine inverno.

 
                                               1984



    
Non voltarti indietro!

 

 
Non voltarti indietro,
guarda avanti, figlia mia!
Alla finestra dei tuoi anni
ti aspettano cieli sereni,
non pensare al perduto,
alle cose che non hai avuto!
Nel giorno che verrà,
per te stessa ti amerai,
mio cuore spaventato!

 
Non voltarti indietro
non morire ogni giorno un po',
nel pensare di avere sbagliato
ad averci creduto.
Sarebbe troppo dolce piangere!
Guarda avanti
verso un orizzonte che non ha fine,
azzurro... pieno di sole,
così come si improvvisa la vita.
Io sarò lì... ad aspettarti
certa delle tue capacità.

 
Annaffia la tua terra,
colorala e profumala,
semina prima che freddo e gelo  
la renda dura tra le tue mani.

 
Non voltarti indietro, mai!
Io non abbandono il tuo cielo,
né il tuo canto.

 

 
                                               19 novembre 2008



    
Come un pettirosso

 

La tua saggezza silenziosa
nel volo allontanato, senza nido...
si posava ai piedi dell'albero,
fonte della tua anima per accudire.
Così,  per tutta la vita
il tuo volo solitario.

 
Ti sei posata a pietà...
a togliere spine
mentre sanguinava  
nella solitudine
il tuo petto.

 
Ora vai,
a cercare il tuo nido  
su quell'albero  
che mai così alto cielo
ti ha vista volare
e di dolce preghiera
tu sarai.

22 febbraio 2016

 

 

 

 

 

 

Uno... due... tre... quanti passi!
Mi sono messa a contarli... 110... 120..
e poi mi avete lasciata,
in una stanza che non conosco... su di un letto freddo e sbarrato
non mi avete neppure accarezzata.
Sembrerà strano ma non ho paura!
Da tempo mi alzo da sola  
esco dal mio letto e volo via.
La mia vita sacrificata  
mi ha donato un paio d'ali,
e leggera fuggo via di qua.
Con queste ali non mi spavento,
punto in alto sopra la collina, fino al mare.
I miei occhi non piangono più.

 
Ho dimenticato solo di mettere due gocce di profumo
quelle che mi hai dato tu,
così nella tua stanza ancora chiusa sono tornata.  
Il mio petto sanguina, sono stanca...
ma aspetterò il tuo ritorno.
Appoggerò una carezza nel silenzio,  
ti accompagnerà
e non ti farà sentire sola.
… sei arrivata amata,
ora posso andare!


                       A zia Ines


    
Il tuo dono

 
Avrò cura del mio cuore
come del giardino che mi hai donato,
in silenzio lo curerò con amore
nelle sue mature attese.
Seminerò nel tempo
fresco della primavera
e sino al calar tiepido della sera,
raccoglierò.

 
Le mie stagioni  
tra dissennate nuvole  
e violente bufere,
si poseranno nel mio giardino.
Tra i fiori ormai sbocciati
e sviluppati,  andranno
dove alcun nome sarà scordato.  

 
Così posato sul mio cuore
l'usignolo canterà festoso
rallegrandosi nell'amore del Signore
nostro Creatore.
In volo, a nutrire la sua vita,
cercherà cibo generoso
e da gocce di pioggia,  
rimaste su di una foglia... si disseterà.

 
Coglierò lode e orazione
e ad intenerirmi, grata nel mio giardino,
come usignolo che porta a sentire festa,
attenderò!


                                      24 marzo 2016



    
Piangere di te

 

Sdraiarmi sulla tua terra fredda
bagnata di lacrime,  
stringere tra le mani il tuo viso,
scomparire per piangere.

 
Coprirti di foglie e petali di rose
per nasconderti al dolore,
oltre quella porta socchiusa,
tu non avrai paura.

 
Lontana...
vivrai!

 
Così,  
amata dal silenzio
amata dal cielo
ti trasformerai,
diverrai nuova radice.

 
Rinata,
aspetterai sole  
e generosa pioggia.
Attenderai il tuo fiorire.


 
       ad un amica...   30 dicembre 2015

 


    
L'isola che non c'è

 
La barca è robusta e sicura,
girata e rigirata la carta
ci dà confidenza,
e tra poco potremo partire.

 
Navigando navigando
verso l'isola che non c'è,
questa piccola barca di carta,
io e te....
tra fogli e petali di fiori!

 
Sull'isola si gioca e si vola
tra nuvole di merletti rosa,
tra facce di bambini bianche, rosse e viola
“se li guardo, loro mi vedono, e sono felici!”
quei tanti bambini su carta disegnati... tu dici!  
“non mi danno parola!”
e così le scrivi,  così le inventi!

 
E sorridi,  
tu che bimba sei...  
ritornata a giocare,
tu che di pane sei fatta,  
tu che non ricordi casa  
ma regina sei, di questa isola fatata!

 
Or la luna bacia il sole
mentre la barca ormai inzuppata  
è affondata...
e tenendomi la mano  
ti sei addormentata.

 

 
A colei che la malattia del lungo addio ha privato della memoria  
ma non della tenerezza.          10 febbraio 2016

 


    
La vita che ti ho dato

 

 
Si alzerà il vento
e asciugherà quelle lacrime sul tuo viso
ma non il pianto,
lascerà la gola secca  
grida mute di dolore
soffocate
senza fiato.

 
Le tue braccia cercheranno di capire
si stringeranno per sentire,
lo guarderai amandolo profondamente
e ti domanderai:
“I figli, non sono tutti uguali?”
Sarà la razza
sarà la pelle o la religione,
ci sarà una classifica
ma non puoi capirne la ragione!

 
Questo dono la vita me l'ha dato,
per te figlio mio che sei speranza
ti darò il mondo...
attraversò il mare,  
una trincea,
il fuoco di una guerra.
Ti darò un'opportunità,
ti porterò all'alba di un futuro  
che farai tuo, con la tua capacità.
Ma non ti lascerò...
perché in questo mondo che ti ho dato
potrai scegliere tu  
dove stare
come vivere, camminare,  
                             ed amare!


                                            6 gennaio 2016



La casetta di papà


Papà fece un giorno una casetta di legno
con un bel tetto rosso, e buone cose dentro.
La fissò su una corteccia con del muschio, come posata sopra ad un prato
e per fare sentire tutto più bello
ci mise una stalla accanto con un bue, un bimbo e un asinello!
Fissò un alberello d'ulivo a fianco,
e incollò un cielo stellato come fosse un manto.
Dall'albero usciva un grande sole ad illuminare quella casetta,
e i suoi raggi scaldavano ogni cuore, con infinita tenerezza.  
Fece scendere pioggia per dissetare piante e tanti fiori.
Poi riempì terre d'acqua con pesciolini
e venti a soffiare per aquiloni e mille palloncini.
Campi di grano dalle guance rosse per dare pane
e nel cielo nuvole e canti di uccellini.
Poi chiamò tanta gente, tanti bambini...
Era una casetta tanto bella, da sembrare... la Terra.

Posò questa grandezza tra le mie mani
sorridendomi felice del suo Creato.
Poi mi disse: “adesso mi devo riposare!”
Con il cuore emozionato e la faccia impiastricciata di tanti colori,
risposi al mio papà:
“Tu che di stelle hai riempito il Cielo,
tu che hai dato vita da amare,
ti prometto Padre mio, di averne cura e di farne dono.
Mentre tu riposerai, io la proteggerò
e la custodirò questa casa,
bella più di un sogno.


Dopo aver riposato il mio papà, sorrise della sua fatica
e del buon lavoro si compiacque.
Prese una tavolozza e nel giorno che seguì, inventò i colori.
Disse: “ Tutto quello che ho Creato deve avere un suo profumo
ed un suo colore. Così sarà fatto!
Dipingerò il cielo di un azzurro chiaro come la serenità,
il mare di un blu intenso come le sue profondità
e darò ai prati il verde della speranza e ai fiori i mille colori della felicità.
Al cuore il rosso dell'Amore, all'amicizia un giallo sole e
dell'arancione sarà la fedeltà.
Così farò un arcobaleno e di tutti i suoi colori si faccia dono!
Ci sarà una stagione per fiorire e per crescere.
Quella per maturare ed invecchiare.
Ogni fiore sarà profumato.
E tu , figlio mio, fiore adorato sarai il profumo più intenso quello che
con la vita, ti ho donato. Si propagherà con un abbraccio,
perché solo con l'amore ti è stato dato.”

                                                                                         26 febbraio 2016

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