Raffaella Bettiol - gruppoartistidellasaccisica

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Poetry

[image:image-1]è autrice di vari saggi su poeti italiani contemporanei. Nel 2002 per l’Archinto ha curato l’antologia Il mio bicchiere da viaggio-Otto poeti italiani d’oggi. Tra le sue raccolte  poetiche si segnalano: L’Anima Segreta ( Panda, Padova, 1997); Ipotesi d’amore (Marsilio Venezia 2006); Una sprovveduta quotidianità (Pequod, Pesaro, 2008).  Ha curato, assieme a Bruno Pellegrino, la biografia: Giuseppe Bettiol-Una vita tra diritto e politica ( Cleup, Padova, 2009). Da molti anni fa parte del gruppo poeti della Saccisica ed è presente in numerose delle sue antologie. Attualmente ricopre la carica di presidente della Società Dante Alighieri, Comitato di Padova.



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Il mito di Fidia

Scivola il pareo
sulla sabbia bianca
fra i cespi dei gigli
nel vento di resine
che sale,
nell’azzurro assoluto
che squadra il cielo.

Silenziosa lei incede
sull’acqua,
esile il corpo
ma no, non acerbo,
sfuggono le caviglie
alla presa delle alghe,
abbagliate di luce
la sfiorano appena,
umide e verdi
foglie
che incidono
il mare.

Negli occhi vividi
il turgore d’un paesaggio
che l’estate infiamma
d’un eros possente
ed antico,
ma non conosce
ancora il tempo
che scolora i giorni,
eppure in lei
di Fidia rivive
il mito.   

Cerchiano i pini
nell’irreale quiete
l’assolata spiaggia,
e fugge, cerca un riparo
fra i sassi
levigati d’acque
un piccolo granchio.


Invocazione

e restano bianchi i fogli
ad una ad una svaniscono
le parole,
troppo debole il pensiero
si confonde.
Solo il silenzio d’una vita
permane
d’altre forse un’ombra lieve,
passo a passo il tempo
s’invola,
incurante nella sua boria.

Di tutte le cose
vissute così vere,
dell’indugio della mente
là dove tutto si smarrisce,
qualcosa resti almeno
su di una pagina sbiadita.


La morsa del freddo                a Salvatore

Ancora spoglie le acacie,
la morsa del freddo
non cede,
illividisce l’aria.
Più scure dell’ebano
bruciato
oscillano le ortensie,
steli secchi
alle folate del vento.
Tu non puoi tornare,
altra la tua stagione!
E tutto forse ormai
è passato.
Ma il ricordo insiste
s’annoda al cuore,
al mese di giugno,
il tuo,
al rosso carminio
dei papaveri
sulle distese dei campi,
ai piccoli uccelli
che volano basso
fra rami e cespi,
nubi sperse nel verde.
Al mare che ondula
dolcissimo
come il cielo,
alle tue mani di salsedine
sulla sabbia.                         


La riva

Dove siete mie care maschere

in questa luce attonita
d’alghe ed ombre vaghe?


Forse, oltre  rive e  barene,

da questo folle bazar
che per poco o nulla vi svende,
siete fuggite.

Un tempo
volevo con voi evocare,
ma la memoria si confonde
negli spazi d’una vita.

Un sole favoloso nell’aria
vento di glicine,
le risa …la giovinezza …

Malinconiosa allegria
d ’un’età
che s’attarda nel ricordo.

25-4-2012        


Una vela s’allontana


Ancora vi cerco,
fra logore barene
dove sfuma il paesaggio
nell’inesorabile miopia
del tempo.
Vuoto l’Arsenale
solo i campanili
risuonano ancora
l’ora perfetta.

Trasuda di bruma
nell’afa estiva la laguna,
ma un resto di sole
illumina San Giorgio.

S’allontana una vela
nel nulla eterno
intriso d’illusioni.

20-9-2012

                                                                     




                                           


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