Rosanna Perozzo - gruppoartistidellasaccisica

Go to content

Main menu:

Poetry

ha pubblicato le raccolte " ROSSOVERDE"  Ed.Clessidra , Abano Terme, 1987, "IL PESO DEL SILENZIO" Ed. Nuovo Progetto, Vicenza, 1991, "DOPO SETTEMBRE" Ed. Panda, Padova, 1996, "Silloge di poemetti" Valentina Editrice, Padova, 2002, "Silloge ADOPERANDO IL CUORE" Valentina Editrice, Padova, 2005. Sue poesie, fanno parte di duecento e più antologie e di molte riviste letterarie. Centocinquanta, circa, i premi e i riconoscimenti ricevuti tra cui moltissimi "primi premi", sia in lingua italiana che in lingua veneta, presieduti spesso alla giuria da importanti nomi della cultura nazionale, come, Franco Loi, Bino Rebellato, Manlio Cortelazzo, Mario Stefani, Vera Slepoj, Gian Antonio Cibotto.

[image:image-1]  Rosanna Perozzo è stata  inoltre premiata ed intervistata da personaggi televisivi e culturali molto noti, tra i quali, Michele Mirabella, Gigi Marzullo, Gigi Sammarchi, Padre Raniero Cantlamessa, Silvio Ramat, Moreno Morello.
 Sono centinaia le manifestazioni in tutta Italia che hanno coinvolto Rosanna Perozzo sia in veste di autrice che in quello di lettrice di poesia e di prosa.  Da molti anni conduce e collabora a trasmissioni radiofoniche ed è  a volte ospite in trasmissioni televisive. Spesso è anche membro di giuria in Concorsi Letterari  Nazionali. Dal 1984 è iscritta al "Gruppo Poesia Comunità di Mestre" , VE.  Fa parte dell’Associazione Culturale "Unione Cattolica Artisti Italiani" (U.C.A.I.) di Padova, ed è socio Onorario del "Gruppo Artisti della Saccisica" di Piove di Sacco, PD, e del gruppo "Amici della Poesia della Città di Chioggia", VE.
Ultime pubblicazioni : "Lo tsunami sopra il cuore", Editori del Veneto, Padova, 2009 (Piccola opera omina) inserita nell’antologia "Padova finestra aperta alla poesia", Ed. Daigo Press, Limena (PD) 2010, più altre antologia pubblicate nel territorio veneto.




_____worls_______________________




A SAN MAURO SOTTO IL PIANTO DELLE STELLE  
                                                                      A G.  Pascoli
Per le vie dell’ottocento
I tuoi versi,  Giovanni,
divenivano anima e sangue.

Li ritrovammo eterni
sotto il cielo di San Mauro
quando ai piedi del duemila
varcammo l’uscio
della tua casa amata.

Eri in ogni angolo di stagione
A tenderci  un probabile respiro,
tenero e trapassato
incorniciavi le tue orme
sino a trarre dalla sprovveduta quiete
il mutevole volto del tuo pensiero.

Piovevano nei silenzi
le quartine di “Romagna” ,
s’annodavano giù in fondo
ai “Canti di Castelvecchio” ,
volavano tra gli aquiloni
oltre la siepe d’albaspina.

Con tanta bellezza in poppa
salimmo la sacralità della parola,
coricati in luce,
appesi alle tue pagine
ci prostrammo nostalgici
ai tuoi incanti d’ombra.

Stava ancor nell’orto la calandra
con l’edera a mordere
in dolcezza l’ala sua
e  fu lume la piumetta,
al battito del sole
dava al vento un percettibile ventaglio.

Udimmo pure la storna tua cavalla,
in gemito la sua eco
bussò dolente al nostro ascolto,
oltrepassò i due secoli
e scelse infine la madre terra:
insaziabile il suo profilo
di quel mare scalzo e vivo.



CI SON CRETE

Ha crete d’incanti la vita,
lo dice
ogni goccia di guazza
che spazia fin dall’aurora
sui battiti d’erba,
nell’odore dell’uomo
giunto dal sogno.

Sapessimo andare leggeri
in tanta remissiva bellezza
e lievitare la grazia
come frutto per semina e sete
nelle volute di nebbie sottili,
dietro stuoli sospinti agli altari.

S’accalcano sere
ai piedi delle tenebre,
temono il fiato degli eventi
quando agli occhi dei lupi
s’accostano fragili le care fanciulle.

Loro,  gazzelle sulle sponde del tempo
schiudono vive in morbida gioia,
ma nel bosco sono ciechi, mutilati
gli abeti, tacciono sempre quando
tra i denti affilati dei lupi
le tenere donne urlano le morie
degli amori,   i lutti del sesso.

In quegl’ attimi folli
mai li tenesse la madre terra,
il ventre,  il ventre suo aprisse
sino all’unghie degli abissi.

Sangue su sangue,  scoppia la vita…

Cenere e sangue,
arde il suo corpo,  si fonde il mistero,
prende luce dal sole e ancora rinasce
tra le crete rimaste.




CEFALU’                         A Giuseppe


Mai  il tuo volto ho sfiorato
Cefalu’
ma ugualmente t’accompagno
nei miei versi quale città
frequentata dallo stupore delle stelle.

Posò la Sicilia ambrata
il bel mosaico compatto,
autentico smeraldo
scivolato dalla roccia fedelissima
dove l’astro più vicino amoreggia
appena il vento un poco smorza.

Sai, nel tempo assai trascorso
un Artista concepito dai tuoi colori
ha lasciato alle follie del mare
qualche briciola del tuo cuore.

Con gli arcobaleni tra le dita
a  volte il suo profilo là riporta
e  forte al petto
stringe te e la cara madre,
sfoggia poi la sua innata libertà
lungo il rito dei coralli
e ti parla, ti racconta attentamente
della sua anima d’alga e quercia.

Quale nomade instancabile
mette a nudo le passioni
volate arcane
sull’acque terre della Francia:
ardori  sterrati e puri
annodati alla salsedine degli anni.

Lui , ancora, ancora
emerge esule dal soffio del tuo mistero
abbracciato a memorie
incarnate nel tuo ventre.


MIO  SETTEMBRE

" Ti vedrò a settembre".
La madre lo diceva,
alla sua bimba lo ripeteva,
pancia grossa, tutta accesa,
stretta ancora ai suoi timori.

E nacque un battito leggero
tra le uve messe in fila
rosse gialle e civettuole.

Per la bellezza dei frutteti
prese gioia il caro mese,
lo vide poi anche la bimba,
lo raccolse lungo il fosso
e con le dita piccolissime
lo depose dentro al seno.

Mio  settembre,
non so quali fiori
tu metta intorno
ma so per certo che l’amore
hai fatto vivo,  tenero
e incalzante con le ore titubanti
colme d’angeli impazziti.

Tu mi sali nella vita
quasi sempre d’improvviso,
calde mani e tanto mosto
sazio il cuore,  di te,  mio incanto.

Mese assunto dai coralli,
il tuo corpo ancora estivo,
il tuo sangue un po’ autunnale
io li metto nel mio diario:
tra le pagine t’accucci
e sembri essere altra cosa,
così, io ti parlo e tu m’avvolgi
e mi prometti altri giorni tuoi selvaggi,
tracce d’anime fedeli
su galoppi addosso al sole.

Poi,  mi gridi che sei padre
Della mia mente,  del mio respiro,
allora,  io rinasco dietro agli anni
con il susino tra i capelli
e bacio il coro delle tue parole
camminando abbondantemente
sulla tua pelle sempre uguale.



CI ETERNA IL TUO DETTATO


Avvolti nell’eco dei secoli
sostiamo alla soglia dei vivi
ad incarnare il Credo del cielo.

Cammina lassù lo sguardo,
la fiaccola sempre accesa
ad illuminare il palpito del mistero.

Morde il dubbio, ma Tu, o Signore,
deponi tra le nostre membra
instancabile il Dettato e accosti
le forme della vita
con il respiro dell’assoluta Fede.

Qui, (già lo sai)
rumoreggia in ogni attimo la paura,
la regola della morte
(disuguale dalla tua)
strepita, attanaglia il solco del cuore
e  il rifugio  esondato dalla speranza
s’impaluda, ammutolisce.

Ma ancora, s’imporpora il miracolo
dell’ amore per Te  e il Tuo per noi
quando altra luce sazia
la tempra dello spirito:

lungo la fune dell’azzurro vibra
per essenza l’arpa del Perdono.


Back to content | Back to main menu